Il tartufo è sempre stato, fin dall’antichità, un cibo di lusso, costosissimo e pertanto riservato al piacere di poche persone, quelle più abbienti.

Due i motivi principali di questo stato di cose: la rarità e le relative difficoltà per reperirlo e, non ultimo, il suo supposto potere afrodisiaco, conferitogli da una leggenda diffusa nell’Antica Roma e mantenutosi più o meno inalterato nei secoli successivi.

Il poeta Giovenale asserì che il tartufo, dai latini chiamato tuber terrae (tubero di terra), fosse figlio della Terra e di un fulmine scagliato da Giove, e poiché il “padre di tutti gli dei” era un noto sciupafemmine, al tartufo, per associazione, vennero attribuite qualità positive per migliorare l’eros.

Era di questo avviso anche il grande cuoco rinascimentale ed erudito Platina, che non mancò di cantare le virtù di questo prelibato tubero nei suoi celebri scritti.

In generale si può affermare che almeno fino al XVIII secolo il tartufo fu avvolto da un alone mitico, quasi fosse un cibo di natura soprannaturale, se non addirittura demoniaco per alcune popolazioni, prima di essere finalmente riportato nella giusta dimensione da tre secoli a questa parte.

 

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